NO, NON E’ SOLO UN OGGETTO

Intendere un elemento d’arredo unicamente come un oggetto atto a svolgere una funzione e magari piacevole nell’aspetto è certamente possibile.

Si perde però una grande opportunità.

Quella di utilizzarlo come lente speciale ed efficacissima per leggere i tempi, il momento storico in cui è stato pensato, progettato e realizzato. Una lente capace di farci conoscere chi lo ha progettato, le sue intenzioni, il suo personale racconto; infine (ma non ultimo) l’ingegno e l’abilità di chi si è occupato di realizzarlo.

Quando funzionalità ed estetica trovano un giusto equilibrio si è già a buon punto. Quando poi si è capaci attraverso un manufatto, quale che sia, di dar vita ad un racconto si fa un salto di qualità. Si è di fronte ad un vero oggetto di design che porta con sé la possibilità di divenire passe-partout per la conoscenza e la comprensione di un contesto, un’epoca o, più intimamente, della personale visione del singolo autore.

A noi scegliere di limitarci ad una percezione e successiva fruizione superficiale o preferire una lettura certamente più complessa ma più ricca, densa e appagante.

L’IMPORTANZA DEL FEEDBACK

Natale alle spalle ma ancora nel pieno delle festività natalizie.

Periodo nel quale aumentano gli incontri, in cui le relazioni e gli scambi si intensificano.

Spesso la tentazione di un creativo è quella di costruirsi un suo mondo, uno spazio entro il quale racchiudere tutto ciò che di somigliante e familiare possa rassicurarlo. L’operazione, seppur utile e necessaria alla creazione di una propria identità, rischia di condurre ad una qualche rigidità ed all’illusione di una effimera compiutezza.

Ecco che allora entrare in contatto con tante persone torna utile, anche lavorativamente parlando, per vedere e rivedere se stessi, non smettere di praticare la curiosità e aprirsi a nuove prospettive.

Tra le varie forme di scambio quella con il cliente, che siano complimenti (sempre graditi), critiche (difficili da accettare ma inevitabili) o suggerimenti è parte essenziale del “gioco”. In una parola IL FEEDBACK.

Capire come un elemento d’arredo da ME progettato e realizzato si integra nella TUA casa è fondamentale. Sapere se ha svolto la sua funzione e portato un pò di bellezza all’ambiente in cui vivi mi aiuterà a comprendere se ho interpretato correttamente le tue esigenze quando ci siamo incontrati e se ti ho fatto le giuste proposte d’acquisto.

Mantenendo integra l’identità della propria azienda (se sei in cerca di arredi opulenti, chiassosi o anche solo tendenzialmente barocchi non bussare alla mia porta, non potrò mai accontentarti) rimanere comunque sempre in ascolto per modificare, migliorare, riflettere attorno a ciò su cui tu mi hai acceso una luce.

DA DOVE NASCE L’ISPIRAZIONE?

Spesso mi sono sentita rivolgere questa domanda e non sempre sono stata in grado di rispondere.

L’argomento merita dunque qualche riflessione.

Ogni creativo, quale che sia l’ambito nel quale si trova ad agire, ha istintivamente e razionalmente bisogno di individuare le proprie fonti di ispirazione.

L’istinto iniziale ci fa avvicinare a quegli argomenti, soggetti, suggestioni che più ci attraggono o che semplicemente sentiamo come più familiari. La ragione ci fa scegliere fra tutti questi elementi solo quelli che possiamo tradurre in vere e proprie opere, oggetti finiti.

Non avendo la necessità di cambiare spesso tema d’ispirazione è successo che negli anni io sia riuscita ad individuare delle macro-aree, dei temi principali attorno ai quali costruire i miei racconti, che si rinnovano di progetto in progetto, di oggetto in oggetto.

GHIACCIO – FOGLIE – STELI – INCROSTAZIONI – COSTELLAZIONI

Tutti elementi legati al mondo della Natura, enorme bacino al quale attingere, infinito e mai banale, emozionante ed in qualche modo anche salvifico.

Il rischio di effettuare una trasposizione meccanica di ciò che si osserva esiste ma a fare la differenza è sempre il filtro, il tocco, il nostro personale sguardo.

Quando durante gli anni di formazione allo IED ci veniva assegnato un tema al quale ispirarci (lo stesso per tutti) gli elaborati finali erano venti differenti declinazioni, venti mondi pieni del vissuto di ciascuno di noi. Ho capito molto di più delle persone che avevo accanto attraverso la loro interpretazione di un tema d’ispirazione che non parlando con loro per ore.

E allora la scelta dei temi d’ispirazione e di come interpretarli si fa narrazione, metafora, urlo o carezza. Con la forza, la potenza e la ricchezza che solo un linguaggio non verbale può avere e che un “oggetto” invece più efficacemente racchiude e restituisce.

CHE LAVORO FAI? SONO UNA DESIGNER

Davanti a questa risposta talvolta qualcuno rimane interdetto, spesso facendo confusione tra designer, artigiano e artista.

Facciamo allora un pò di chiarezza.

Premesso che non amo gli steccati, dove un’etichetta ti rinchiude nettamente in un perimetro, è però pur vero che ciascuna di queste figure ha delle sue peculiarità.

Un designer è sostanzialmente un progettista. L’ambito nel quale si trova ad agire ne definisce e specifica il ruolo (interiore designer, fashion designer, graphic designer, etc.)

Andando ancora più nello specifico io sono una designer che si occupa di tessile per l’arredamento d’interni. Tutto ciò che è realizzato in tessuto all’interno dell’arredamento di una casa ma anche di un ristorante, di un ufficio, di un hotel, di un outdoor, è oggetto del mio lavoro. Cuscini, tovagliato, asciugamani, coperte, copriletti, oggettistica e molto altro ancora.

Questi articoli non prendono vita casualmente ma vengono ideati e progettati e solo dopo realizzati artigianalmente o industrialmente.

Nel percorso creativo fatto di ideazione, progettazione e realizzazione un designer si occupa necessariamente delle prime due fasi mentre può delegare la realizzazione ad altri, sempre però seguendola con competenza in quella che potremmo chiamare una “direzione lavori”. Io mi occupo al 90% anche della realizzazione.

Progettare è operazione articolata e affascinante. Una buona idea da sola non basta. E’ solo il punto di partenza, una sostanza magmatica che va maneggiata con cura ed in qualche modo “addomesticata”. Bisogna fare i conti con i limiti, siano essi dettati dal budget a disposizione, dal target di riferimento, da precise tempistiche (chi lavora su collezioni stagionali ad esempio) o semplicemente dalle caratteristiche dei materiali scelti. Un limite può essere svilente per chiunque, è invece una griglia, una traccia stimolante per un creativo. Senza limiti, in totale assoluta libertà io mi perderei.

Si procede quindi agli schizzi progettuali abbozzando, aggiungendo, modificando, limando. Fino ad arrivare ad un risultato finale soddisfacente (parola grossa nel mio caso, che soddisfatta non lo sono mai; ma per il blog di psicoterapia non sono titolata).

Poi si inizia la prototipazione per capire se tutto funziona. Perché un conto è ciò che appare soddisfacente su carta (ebbene sì, utilizzo ancora carta e matita perché sono una romantica e pure di mezza età) e un conto è l’oggetto finito. Se tutto è ok l’oggetto può rimanere tale nel caso di un pezzo unico o essere riprodotto in piccole serie.

Dietro al mio lavoro c’è tutto questo. E’ faticoso, sorprendente, talvolta frustrante ma sempre stimolante.

E ogni volta che si affronta un nuovo progetto si ricomincia daccapo con nuove scoperte, nuovi sbagli e nuove consapevolezze.

Benvenuti nel mio blog

Mi piacerebbe questo fosse oltre che il mezzo per diffondere informazioni relative a esposizioni ed eventi cui intendo partecipare anche uno spazio dedicato allo scambio. Scambio di opinioni, suggerimenti, critiche e apprezzamenti.

Lasciate quindi, se credete, il vostro pensiero. Sarò lieta di rispondervi in tempi ragionevoli.

Grazie a tutti. Vi aspetto.