CHE LAVORO FAI? SONO UNA DESIGNER

Davanti a questa risposta talvolta qualcuno rimane interdetto, spesso facendo confusione tra designer, artigiano e artista.

Facciamo allora un pò di chiarezza.

Premesso che non amo gli steccati, dove un’etichetta ti rinchiude nettamente in un perimetro, è però pur vero che ciascuna di queste figure ha delle sue peculiarità.

Un designer è sostanzialmente un progettista. L’ambito nel quale si trova ad agire ne definisce e specifica il ruolo (interiore designer, fashion designer, graphic designer, etc.)

Andando ancora più nello specifico io sono una designer che si occupa di tessile per l’arredamento d’interni. Tutto ciò che è realizzato in tessuto all’interno dell’arredamento di una casa ma anche di un ristorante, di un ufficio, di un hotel, di un outdoor, è oggetto del mio lavoro. Cuscini, tovagliato, asciugamani, coperte, copriletti, oggettistica e molto altro ancora.

Questi articoli non prendono vita casualmente ma vengono ideati e progettati e solo dopo realizzati artigianalmente o industrialmente.

Nel percorso creativo fatto di ideazione, progettazione e realizzazione un designer si occupa necessariamente delle prime due fasi mentre può delegare la realizzazione ad altri, sempre però seguendola con competenza in quella che potremmo chiamare una “direzione lavori”. Io mi occupo al 90% anche della realizzazione.

Progettare è operazione articolata e affascinante. Una buona idea da sola non basta. E’ solo il punto di partenza, una sostanza magmatica che va maneggiata con cura ed in qualche modo “addomesticata”. Bisogna fare i conti con i limiti, siano essi dettati dal budget a disposizione, dal target di riferimento, da precise tempistiche (chi lavora su collezioni stagionali ad esempio) o semplicemente dalle caratteristiche dei materiali scelti. Un limite può essere svilente per chiunque, è invece una griglia, una traccia stimolante per un creativo. Senza limiti, in totale assoluta libertà io mi perderei.

Si procede quindi agli schizzi progettuali abbozzando, aggiungendo, modificando, limando. Fino ad arrivare ad un risultato finale soddisfacente (parola grossa nel mio caso, che soddisfatta non lo sono mai; ma per il blog di psicoterapia non sono titolata).

Poi si inizia la prototipazione per capire se tutto funziona. Perché un conto è ciò che appare soddisfacente su carta (ebbene sì, utilizzo ancora carta e matita perché sono una romantica e pure di mezza età) e un conto è l’oggetto finito. Se tutto è ok l’oggetto può rimanere tale nel caso di un pezzo unico o essere riprodotto in piccole serie.

Dietro al mio lavoro c’è tutto questo. E’ faticoso, sorprendente, talvolta frustrante ma sempre stimolante.

E ogni volta che si affronta un nuovo progetto si ricomincia daccapo con nuove scoperte, nuovi sbagli e nuove consapevolezze.

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